5 aprile 2014

La partita dei cinque rigori

di Andrea Ridolfi Testori

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Tra le varie curiosità statistiche del campionato di Serie B ve n'è una che non viene citata spesso ma è comunque degna di nota, e in particolar modo al tempo attuale in cui di rigori si parla a ogni giornata di campionato con moviole, contro-moviole e processi vari ad arbitri, guardalinee e arbitri di porta. Si tratta della "partita dei cinque rigori", ovvero Padova-Livorno 4-1 del 27 dicembre 1931, valida per il campionato di Serie B 1931-32. Livorno e Padova sono primi a pari punti (17), inseguiti dalla Monfalconese che ne ha 16. Alla 13ª giornata lo scontro diretto: allo Stadio Silvio Appiani di Padova si affrontano le due capolista, che si misurano per determinare la fondatezza delle proprie ambizioni. Per una partita di tale peso è necessario un arbitro esperto e di polso: la scelta ricade su Cesare Lenti, già arbitro internazionale in 2 occasioni e collaudato arbitro di Serie A (64 gare dirette nei tornei a girone unico dal 1929 al 1932).

Una formazione del Livorno 1931-32
Allo stadio affluisce un gran numero di tifosi. Già dalle prime battute si capisce quale sarà l'andamento della partita: nei dieci minuti iniziali il Padova attacca, con costanza ma con poca organizzazione. Il Livorno si difende con intelligenza e valore. Al 10' prima punizione della partita, tirata da Scanferla che però mette fuori. Al 14' il Livorno si mette in evidenza con alcune sortite di Vignozzi e Castellani, effimere dimostrazioni di una volontà di reazione che, però, si dimostra insufficiente: il Padova, infatti, torna nuovamente all'attacco con Perazzolo. Al 27' tiro del livornese Vignozzi da 20 metri: la conclusione termina fuori. Al 35' Silvestri, simbolo del Livorno, si libera della difesa e scatta in avanti, accentrandosi: al momento del tiro, Favaro lo contrasta e l'ala sinistra livornese finisce a terra. L'arbitro Lenti non esita e determina il rigore a favore dei toscani: Corsetti tira bene, e realizza il primo gol della partita. La reazione del Padova non si fa certo aspettare e appena due minuti dopo Foni, su passaggio di Bedendo, si presenta in area davanti a Lami: Del Torto «che intuisce il caso disperato gli si butta contro mandandolo a ruzzoloni» (Il Littoriale). Altro rigore: Bedendo s'incarica del tiro, che risulta forte ma viene abilmente parato da Lami. La gara prosegue e al 44' Scanferla commette fallo di mano (involontario?) nella propria area, a pochi metri dalla porta. Inevitabile il terzo rigore di giornata. Ma stavolta è Amoretti a parare su tiro di Corsetti. Il Livorno chiude comunque il primo tempo in vantaggio di una rete.

Una formazione del Padova 1931-32
Il secondo tempo il Padova è consapevole della situazione, così come è ben conscio della necessità di vincere, e scende in campo ancora più determinato di prima. Solo la difesa rimane cautamente vicina ad Amoretti mentre prima e seconda linea «danno l'assalto alla porta avversaria», assediando il portiere Paolo Lami. Rossi segna la rete del pareggio di testa, su cross di Gravisi II. Il Padova prende maggior coraggio e si lancia in avanti, deciso a vincere. Al 10' Del Torto, terzino destro del Livorno, commette fallo di mano e causa il quarto rigore (terzo a favore del Padova): tira Rossi, che segna il 2-1. Al 20' il 3-1: Rossi tira su passaggio di Foni, Lami respinge di pugno ma Perazzolo è lesto a colpire di testa e segnare ancora. Il Livorno tenta una flebile reazione con Silvestri, fermato però da Favaro al 27'; e due minuti dopo è il Padova a segnare con un tiro di Frossi che anticipa Lami dopo una respinta del portiere livornese su tiro di Perazzolo. Al 35' della ripresa il quinto e ultimo calcio di rigore: a causarlo è Ivo Pescini, che sgambetta Perazzolo. A tirarlo si presenta Foni, che però tira alto (secondo la cronaca de La Stampa del 28 dicembre 1931, Foni sbagliò volontariamente il quinto rigore). La gara, di fatto, si conclude così, con un Padova soddisfatto e un Livorno consapevole dell'impossibilità di recuperare il risultato.


La partita citata sull'Almanacco 1939
La singolarità di questa partita è citata più volte negli Almanacchi degli anni '30, che la definiscono «una partita veramente storica» per via dei 5 rigori assegnati. Lenti fu lodato dalla stampa per la sua prestazione: di lui si disse che aveva tenuto in pugno l'incontro con «sicurezza e rigorosità». Lenti era un arbitro noto «per la precisione dei suoi arbitraggi e la sicurezza delle sue decisioni» (La Stampa, 23.03.1939) e caratterizzato dalla particolare gestualità che usava per affermare con maggior forza le proprie decisioni e chiarire sul momento il tipo di fallo fischiato. Concluse la carriera in A proprio al termine della stagione 1931-32, arbitrando Triestina-Bari del 12 giugno 1932. La FIGC lo nominò nell'agosto 1932 "arbitro benemerito". Divenne poi Presidente della sezione A.I.A. di Genova (1952-1955).

Il Padova, lanciato anche da questa vittoria, proseguì la sua ottima marcia in campionato, che lo portò a chiudere al secondo posto dietro al Palermo, guadagnandosi così il ritorno in Serie A. Per contro, il Livorno (che in quella stagione portava la denominazione "Livorno Sportiva" e vestiva una curiosa maglia a scacchi blu e amaranto, frutto della fusione con la forte squadra del Dopolavoro Portuale) accusò il colpo della sconfitta e peggiorò notevolmente il suo rendimento, perdendo contatto con le prime posizioni e finendo al settimo posto in classifica.

IL TABELLINO

Domenica 27 dicembre 1931

Padova, Stadio "Silvio Appiani"

Padova 4
Livorno 1

Padova: Ugo Amoretti; Umberto Favero, Giovanni Marchioro; Guido Scanferla, Eraldo Bedendo, Emilio Bergamini; Annibale Frossi, Mario Perazzolo, Alfredo Foni, Giovanni Gravisi (II), Giorgio Rossi. All. Lajos Kovács.
Livorno: Paolo Lami (I); Cesare Del Torto, Ivo Pescini; Ferrero Alberti, Bruno Giraldi, Mario Baldi; Palmiro Vignozzi, Carlo Castellani, Nicola Corsetti, Amleto Miniati (I), Paolo Silvestri. All. Vilmos Rady.
Arbitro: sig. Lenti di Genova.
Gol: 35' rig. Corsetti, 51' Rossi, 56' rig. Rossi, 65' Perazzolo, 74' Frossi.


L'arbitro Cesare Lenti tra il dott. Bellini
e il commissario di campo il giorno della
"partita dei cinque rigori"
I 5 RIGORI:

1º: 35' gol di Corsetti;
2º: 38' parata di Lami (L) su Bedendo;
3º: 44' parata di Amoretti (P) su Corsetti;
4º: 56' gol di Rossi;
5º: 81' errore di Foni (alto).

22 marzo 2014

Storia della Serie B

Capitolo I: gli inizi e l'anteguerra (1929-1943)




di:
Andrea Ridolfi Testori

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La storia della "Serie B" inizia di fatto nel 1928 con l'ideazione, da parte del dirigente federale Leandro Arpinati, presidente della FIGC e influentissimo uomo politico romagnolo, di una nuova formula per i campionati di calcio italiani: v'era infatti l'intenzione di chiudere l'esperienza dei tornei a più gironi, che si era protratta per tutti gli anni '20 e, in generale, rappresentava una tradizione per il football tricolore per ragioni logistiche (gli spostamenti sul territorio nazionale non erano sempre agevoli, e si tendeva quindi a raggruppare le squadre in gironi composti su base geografica). L'urgenza di modernizzare la formula, ispirandosi ai campionati europei delle principali nazioni calcistiche dell'epoca (Inghilterra, Ungheria, Austria...), prevedeva l'istituzione di un torneo di massima serie a girone unico. La "Divisione Nazionale", istituita nel 1926 con la storica "Carta di Viareggio", riuniva per la prima volta le squadre del Nord e quelle del Sud: storicamente, le formazioni del meridione erano considerate più deboli, visto che il calcio in Italia si era diffuso inizialmente e più capillarmente al Nord, specialmente in Piemonte, Liguria e Lombardia. Il livello andò pian piano equiparandosi fino alla sostanziale parità raggiunta nel corso degli anni '30 e '40. Non mancava, in questa decisione, la retorica nazionalista promossa dal regime fascista: la seguente citazione è estrapolata dall'Annuario Italiano Giuoco del Calcio FIGC 1932 ed è firmata da Luigi Casini (sviolinata ad Arpinati inclusa).

«Il senso di disciplina ed il fervore di opere che il Fascismo dava alla Nazione, penetrava nella Federazione: il nuovo Presidente, uomo di alto prestigio, di vaste concezioni e di inflessibile volontà, infondeva in tutti la coscienza del dovere ed avviava il Giuoco del Calcio italiano all'odierna grandezza. Unità e saldezza di direzione; la creazione della Divizione (sic) nazionale, distinta nella Serie A e Serie B con gironi unici di 18 squadre; il conseguente assetto definitivo dei Campionati in relazione anche al prodigioso estendersi del Giuoco del Calcio nell'Italia centro-meridionale ed insulare; la regolarità «cronometrica» con la quale si svolgono attraverso migliaia di gare i diversi Campionati [...]»

Nel 1928-29 la Divisione Nazionale fu rivoluzionata e, con l'organizzazione di un torneo di transizione, vennero decise le future partecipanti ai primi campionati a girone unico: le prime 9 classificate dei due gironi del torneo '28-29 andarono a comporre la Serie A 1929-30, mentre le ultime 7 più Spezia, Parma, Monfalconese (vincitrici dei gironi della Prima Divisione, la terza serie dell'epoca) e Lecce (vincitrice del Campionato Meridionale) furono inserite nella Serie B 1929-30. Nella denominazione ufficiale dei due campionati permaneva la dicitura "Divisione Nazionale", distinta in "Serie A" e "Serie B". Questo l'elenco delle prime partecipanti alla "Divisione Nazionale Serie B" 1929-30:

Società Atalanta e Bergamasca (Bergamo)
Unione Sportiva Bari (Bari)
Unione Sportiva Biellese (Biella)
Casale Football Club (Casale Monferrato)
Associazione Calcio Fiorentina (Firenze)
Fiumana Unione Sportiva (Fiume)
Associazione Calcio La Dominante (Genova)
Unione Sportiva Lecce (Lecce)
Legnano Football Club (Legnano)
Associazione Sportiva Monfalconese (Monfalcone)
Novara Football Associazione (Novara)
Parma Football Club (Parma)
Unione Sportiva Pistoiese - Sezione Calcio (Pistoia)
Prato Sport Club (Prato)
Associazione Calcio Reggiana (Reggio Emilia)
Spezia Football Club (La Spezia)
Associazione Calcio Venezia (Venezia)
Associazione Calcio Verona (Verona)

La prima stagione della "Serie B" della Divisione Nazionale vedeva la partecipazione di alcune squadre blasonate: il Casale, ad esempio, oltre ad aver vinto il campionato nel 1913-14, era reduce da una lunga serie di tornei nel primo livello così come il Novara e il Verona, squadre di rilievo del panorama calcistico delle rispettive regioni; le toscane Pistoiese e Prato erano società con buona tradizione, mentre la Fiorentina, benché formata di recente, poteva vantare una rosa di buon livello, con giocatori capaci e dotati di una discreta esperienza in altre società; La Dominante, società genovese nata dalla fusione di Andrea Doria e Sampierdarenese (vi ricorda qualcosa?), poteva contare su elementi già sperimentati in massima serie; il Legnano era un'altra squadra con ottimo rendimento negli anni '20, e l'Atalanta una nuova e promettente realtà; lo Spezia era un club con discrete prestazioni nella storia recente e proveniente da una regione con una tradizione calcistica tra le migliori d'Italia; il Venezia aveva da poco iniziato a mostrare segni di progresso, dopo buoni campionati a livello regionale; la Fiumana era una squadra dalle qualità tecniche sublimi, con giocatori che negli anni seguenti avrebbero fatto la fortuna di molte società d'alto livello; poco brillanti apparivano invece Bari, Biellese, Lecce, Monfalconese, Parma e Reggiana, nonostante organici che includevano alcuni giocatori di sicuro valore.


Il Casale che affrontò la Fiorentina il 6 ottobre 1929
Il 6 ottobre 1929 ebbe inizio il torneo: le prime gare furono Fiorentina-Casale 0-0, Novara-Lecce 1-2, Parma Biellese 2-0, Pistoiese-Monfalconese 3-3, Reggiana-Legnano 0-3, Spezia-Atalanta 0-0 e Verona-Prato 2-1; delle altre due gare previste, una non fu disputata per forfait del Venezia (e fu dunque assegnata la prima vittoria per 2-0 a tavolino alla Fiumana) mentre l'altra, La Dominante-Bari, fu rinviata al 31 ottobre e si concluse con la vittoria per 2-1 del club genovese. Non mancarono risultati con punteggi eclatanti (cito a titolo d'esempio il 9-1 di Fiumana-Reggiana del 4 maggio 1930) e casi curiosi (per esempio, Biellese-Prato del 29 maggio 1930 che terminò 6-0 e fu dichiarata conclusa in anticipo perché il Prato aveva perso 5 uomini tra espulsi e infortunati). Alla fine del campionato le prime due classificate furono Casale e Legnano, che si guadagnarono così l'ascesa (o meglio, il ritorno) in Divisione Nazionale Serie A; il Casale evidenziò una grande regolarità in casa e un discreto rendimento in trasferta, nonché un attacco fortissimo, di gran lunga il migliore del torneo, guidato da Luigi Demarchi che segnò 27 reti (secondo "Un secolo nerostellato", libro pubblicato nel 2009; la maggioranza delle altre fonti riporta 26 segnature). Il Legnano, dal canto suo, esibì una buona difesa, poco battuta grazie anche al portiere Angelo Rotondi, e un attacco capace di segnare al momento giusto, il cui uomo di spicco era il milanese Tullio Aliatis. Tra gli altri attaccanti, da citare le prestazioni di Bottaro e Scategni del Bari (19 e 18 gol), Mattea del Casale (19), Gianelli de La Dominante (15), Ravetta del Novara (16), Ferrero della Pistoiese (16) e Lombatti della Reggiana (20). A retrocedere in Prima Divisione furono Biellese, Reggiana, Prato e Fiumana, che non riuscirono a reggere l'impatto con il nuovo torneo.

Nel 1930-31 debuttarono Derthona, Lucchese Libertas, Palermo e Udinese; dalla A arrivano Cremonese e Padova. Il Venezia cambiò denominazione in Società Sportiva Serenissima, perdendo i colori neroverdi e adottando il rosso. Anche La Dominante era diventata "Liguria" per effetto della fusione con la Corniglianese. La Fiorentina e il Bari vinsero un torneo piuttosto vivace, chiudendo alla pari; a soli due punti di distanza li seguì il sorprendente Palermo, che contando su una formazione affiatata (solo 16 i giocatori utilizzati nel corso della stagione) riuscì a superare gran parte degli avversari più quotati. La classifica vide retrocedere, al termine del torneo, Derthona e Liguria; visto che Udinese e Lucchese erano entrambe a 25 punti, per determinare la terza retrocessa si dovette disputare uno spareggio, il primo della storia degli spareggi in Serie B e anche il primo dall'istituzione del girone unico. La gara, disputata a Bologna il 12 luglio 1931, vide la netta vittoria dell'Udinese. Di seguito il tabellino:

UDINESE-LUCCHESE 7-0 (1-0)

UDINESE: Calligaris; Bellotto, Felini; Magrini, Bonino, Zilli; Frossi, Michelloni, Vittorio, Bartesaghi, Valente. All. Payer.
LUCCHESE: Belluomini; Petri II, Lazzaroni; Bertini, Simonini, Belli; Bertolucci, Fazzi, Puccinelli II, Giorgetti II, Moretti. All. Weszter.
ARBITRO: Gonani di Ravenna.
GOL: 20' aut. Petri II, 71' Michelloni, 77' Vittorio, 80' rig. Bartesaghi, 83' Frossi, 85' Michelloni, 86' Frossi.
NOTE: rigore concesso per fallo di mano di Lazzaroni (Lucchese) su cross di Vittorio. 

Nel 1931-32 salirono dalla Prima Divisione i Giovani Calciatori Vigevanesi, che contavano su una rosa a maggioranza lombarda, la Comense che annoverava numerosi giocatori autoctoni e il Cagliari, che invece mescolava elementi locali a giocatori provenienti dall'Istria, da Fiume e dal centro Italia; il Palermo confermò quanto di buono aveva fatto vedere nel torneo precedente e vinse il campionato, distanziando di 3 punti il Padova secondo classificato. Altre buone prestazioni di Verona e Atalanta, mentre i Vigevanesi sorpresero gran parte degli appassionati giungendo al quarto posto nella propria stagione di debutto: i bianco-celesti sfruttarono le ottime vene realizzative di Pietro Buscaglia e Angelo Azzimonti, che sopperirono a una difesa non eccelsa. A retrocedere furono Udinese, Lecce e Parma, squadre già in bilico fin dalla stagione precedente; il Parma, in particolare, disputò un pessimo campionato, subendo una quantità folle di reti (98) e mettendo insieme la miseria di 6 punti.

Modena-Novara 3-1, gol di Carnevali
(1932-33)
Nel 1932-33 debuttarono due squadre che, per ragioni differenti, faranno la storia della Serie B: una è il Messina, compagine che "rilevò" dal Palermo passato in A la rappresentanza della Sicilia in B; l'altra fu il Giovanni Grion di Pola, di cui ho parlato ampiamente nell'articolo dedicato alla squadra istriana; la terza squadra che arrivò dalla Prima Divisione fu la Sampierdarenese. Dalla A giunsero Modena e Brescia. Livorno e Brescia dominarono il campionato, staccando di netto le altre pretendenti alla testa della classifica che, più o meno, rimasero piuttosto vicine tra di loro. Questa stagione fu caratterizzata dal primo ritiro della storia della B: la Monfalconese, infatti, venne abbandonata dai Cantieri Navali Triestini che cessano di sostenerla economicamente. Riscontrata l'impossibilità di proseguire in mancanza di fondi, dopo 7 giornate la squadra di Monfalcone fu costretta ad annunciare il proprio ritiro dal campionato. Nel club giocavano i tre Spanghero (Luigi, Alvise e Giulio) e debuttò il giovanissimo Giuseppe Deiuri (classe 1918!), mentre la carriera di Mario Cozzi, giovane e promettente portiere, fu rallentata non poco dalla mancata occasione di mettersi in mostra nella sua prima stagione ad alti livelli.

Nel 1933-34 iniziò l'esperimento di una nuova formula della Serie B, e di una nuova ripartizione in due gironi: questa volta, però, non tra squadre del Nord e del Sud, bensì dell'Est e dell'Ovest. Curiosamente, in una risposta al signor Germano Briganti di Taranto, i giornalisti de Il Littoriale così replicavano a una proposta di divisione in due gironi della Serie B (10 marzo 1933):

«Il problema dello sdoppiamento della Serie B è stato attentamente discusso a suo tempo, e nonostante il gravoso onere dei lunghi dislocamenti, le società interessate all'unanimità si sono pronunciate per il mantenimento dello "statu quo" (sic). Ben lieti se le squadre meridionali, che tanta strada hanno fatto in questi ultimi anni, potranno accrescere la loro rappresentanza in Serie B: ma appunto perché ormai il calcio del centro meridione può esser considerato alla medesima stregua di quello settentrionale, non è più tempo di favoritismi. [...] il concetto di un campionato come quello attuale di serie B [...] - oneri finanziari a parte - può considerarsi sportivamente perfetto.»

Evidentemente l'«unanimità» citata poco sopra ebbe a scomparire, sopravanzata dal «gravoso onere dei lunghi dislocamenti». Così infatti scrive Luigi Grassi su "La Domenica Sportiva", fascicolo 30 (23 luglio 1933):

«Su parecchi milioni si aggira la somma dei capitali in movimento e il campionato dà oggi vita a società anonime di non facile gestione e costituisce l'unica fonte di guadagno per una vera coorte di giocatori. [...] La Divisione Nazionale B, dopo tre anni di vita denunciava crepe tali da impensierire seriamente tutti i dirigenti delle società che la componevano. Ecco le necessità di un pronto, opportunissimo intervento. È d'ieri la decisione federale di un ampliamento che permette di dividere il campionato in due gironi, di 13 squadre, occidentale e orientale.»

E ancora:

«Ampliare e dare snellezza al campionato della Divisione Nazionale B: ecco ciò che è stato fatto con lo scopo di diminuire le spese riducendo il numero delle trasferte, di aumentare le entrate introducendo le finaliste del campionato 1932-33. [...] L'essere addivenuti ad una partizione in due gironi è già un buon passo che speriamo basti alla soluzione del problema, [...] Se non è stata accolta una divisione della Penisola in tre gironi Sud, Est e Ovest, è perché non si vuole venir meno a questo principio [NDR: di ricalcare la Serie A unendo le società su base nazionale e non su base regionale come fatto, ad esempio, dai campionati minori a partire dalla Prima Divisione] e non già perché si vogliono mantenere i contatti tra squadre del sud e squadre del nord. [...] Le squadre del meridionale (sic) non sono più delle umili scolarette, ma hanno dimostrato di saper testa alle anziane compagini del settentrione.»

Vigevanesi-Derthona (1933-34)
Ragioni soprattutto economiche ma anche calcistiche, dunque: il Direttorio Divisioni Superiori della FIGC dispose infatti lo sdoppiamento della B in due gironi (A e B), che furono composti dalla stesse squadre della stagione precedente (che infatti non aveva previsto retrocessioni), più diverse promosse dalla Prima Divisione, e cioè: Catanzarese, Derthona, Pavia, Seregno e Vezio Parducci di Viareggio (girone A); Foggia, Perugia, SPAL e Vicenza (girone B). Le prime tre classificate di ciascun girone, e cioè Sampierdarenese, Vigevanesi e Pro Patria nel girone A e Perugia, Modena e Bari nel girone B ottennero la qualificazione a un girone a 6 che avrebbe decretato la vincitrice del torneo e, di conseguenza, la promossa in Serie A; per determinare le retrocesse del girone B, invece, fu decisa una serie di spareggi tra Serenissima, Verona e Vicenza, che vide cadere Serenissima e Vicenza che si unirono a Cagliari e Derthona, retrocesse del girone A; tuttavia, con l'ulteriore modifica del torneo, anche queste retrocessioni furono annullate. Il girone finale vide invece Sampierdarenese e Bari equivalersi: fu fissato così uno spareggio, disputato ancora a Bologna, di cui riporto il tabellino.

SAMPIERDARENESE-BARI 1-0 (1-0)

SAMPIERDARENESE: Bacigalupo; Ciancamerla, Rigotti; Lancioni, Bossi, Malatesta; Munerati, Gai, Comini, Poggi, Barisone. All. Felsner.
BARI: Cubi; Antonsich, Bonometti; Caldarulo, Da Caprile, Paradiso; Frossi, Dentuto, Marchionneschi, Rossini, Ferrero. All. Cargnelli.
ARBITRO: Scorzoni di Bologna. Segnalinee: Bettucchi e Corradini. 
GOL: 17' Comini. 

Il gol del centravanti Cherubino Comini, peraltro autore di 26 gol nelle 33 partite disputate tra girone finale e girone A, fece sì che fosse la Sampierdarenese a qualificarsi alla Serie A 1934-35.

Comense e Foggia schierate insieme a Como
(28 aprile 1935)
La stagione 1934-35 portò un ulteriore ampliamento alla Serie B che la portò a 32 squadre, cioè quelle già presenti più le nuove arrivate Catania, Lucchese, Pisa (girone A), Aquila (girone B) e le 4 retrocesse dalla Serie A: Casale, Genova 1893 e Padova. Il girone A era a quello a più alto tasso tecnico, e venne vinto dal Genova 1893, la squadra con la miglior rosa del torneo; nel girone B, invece, fu vinto dal Bari che già l'anno precedente aveva sfiorato la promozione. Il torneo di B 1934-35 vide ben due ritiri: il Pavia, infatti, lasciò poco dopo l'inizio del girone di ritorno, e furono considerate valide solo le 15 gare disputate nel girone d'andata; il Grion, invece, dopo il caos della gara con la Pistoiese lasciò la B: in questo caso, invece, furono annullate tutte le partite disputate fino ad allora. Per la prima volta un giocatore raggiunse quota 30 reti segnate in una singola stagione: si tratta di Marco Romano (1910-1952) del Novara, che realizzò 30 gol in 28 partite. Il Direttorio Divisioni Superiori decretò una nuova riforma: abbandonati i due gironi, nel 1935-36 si doveva tornare al girone unico. A tale scopo, al termine della B '34-35 retrocessero ben 16 squadre.

Il Siena 1935-36
La B 1935-36 si aprì dunque con 18 squadre partecipanti: dalla A erano cadute la Pro Vercelli e il Livorno, mentre dalla Prima Divisione erano arrivate il Siena e il Taranto. Ancora una volta, però, il Direttorio era insoddisfatto della formula della seconda serie e decise una nuova riduzione d'organico, facendo scendere da 18 a 16 il numero di iscritte alla B: a fine stagione, quindi, le retrocesse furono 6. In A salirono Lucchese Libertas e Novara, che staccarono per un solo punto il Livorno, terzo classificato. Per determinare le ulteriori tre retrocessioni venne organizzato un "torneo a quattro" tra Vezio Parducci Viareggio, Pistoiese, SPAL e Foggia, tutte ferme a 28 punti: a salvarsi fu la Vezio Parducci. Il capocannoniere fu Vinicio Viani, uno dei più grandi realizzatori della storia della Serie B, con 34 reti (nuovo record assoluto).

Il campionato 1936-37, ridotto a 16 squadre, fu dominato dal Livorno che tornò in A dopo aver sfiorato la promozione nella precedente stagione; l'Atalanta fu l'altra promossa. La retrocessione dell'Aquila determinò il definitivo addio (fino a oggi, almeno) dei rosso-blu al campionato di Serie B: il torneo degli aquilani fu funestato dall'incidente ferroviario di Contigliano del 3 ottobre 1936, avvenuto durante il viaggio verso la trasferta di Verona su strada ferrata. L'impatto tra la littorina sulla quale viaggiavano i giocatori dell'Aquila e un vagone postale che ostruiva il binario fu devastante, e i giocatori si salvarono per miracolo: perì invece l'allenatore della squadra, Attilio Buratti. Duramente colpiti dall'evento, i calciatori ebbero comprensibilmente grandi difficoltà a mantenere il rendimento delle stagioni precedenti, e la squadra cadde in C (nuovo nome della Prima Divisione, assunto nella stagione 1935-36). Tra Venezia, Messina, Pro Vercelli e Catania si dovette giocare un quadrangolare di spareggi: il quartultimo posto, infatti, era "conteso" da quattro squadre a pari punti. La retrocessa fu il Catania, che cedette alla lunga serie di partite che richiesero anche un'ulteriore serie a eliminazione diretta.

Pisa-Padova, 6 febbraio 1938
Il Direttorio Divisioni Superiori sembrava non potersi mai saziare di cambiamenti di formula: e anche nel 1937-38, infatti, non mancò la modifica al numero di partecipanti. Questa volta un numero dispari, 17, che aggiungeva quindi un turno di riposo per ciascuna squadra. Debuttarono Anconitana-Bianchi (nata dalla fusione tra "Anconitana" ed "Emilio Bianchi") e Sanremese. Inedito il finale: tre squadre terminarono al primo posto e, immancabili, giunsero anche in questa stagione gli spareggi. Le interessate furono Novara, Modena e Alessandria: i grigi piemontesi rimasero fuori, battuti da entrambe le avversarie. In coda, salutarono la B il Brescia, la Cremonese, il Taranto e il Messina. Il Taranto usò la bellezza di 35 giocatori (peraltro provenienti da diverse parti d'Italia), ma non riuscì comunque a evitare la discesa in C. L'esperto difensore Luigi Allemandi (34 anni) giocò buona parte delle gare del Venezia, mentre il Brescia non seppe giovarsi della presenza in squadra di giocatori di lungo corso quali Berardo Frisoni e Bonifacio "Smerzù" Smerzi.

Nel 1938-39 tornò in B la Fiorentina, che dopo la promozione in A del 1930-31 non aveva più lasciato la massima serie; anche il Casale tornò in B, proveniente dalla C ma la rosa nerostellata non era già più ricca di valori come quella che nel 1929-30 aveva vinto il torneo, e i dirigenti speravano di riuscire perlomeno a salvarsi, ma le speranze risultarono vane: solo 9 punti ottenuti, di cui 8 nel girone d'andata e 1 solo nel girone di ritorno (!) condarrono il Casale al mesto ritorno in Serie C. A far compagnia ai piemontesi s'aggiunsero Spezia, SPAL e Salernitana: in vetta s'imposero Fiorentina e Venezia; quest'ultima in particolare era una squadra destinata a far parlare di sé negli anni a venire per le sue prestazioni in A. Le principali inseguitrici furono Atalanta, Siena e Verona; i nero-azzurri bergamaschi erano anche riusciti a chiudere a pari punti col Venezia ma, per loro sfortuna, era stata introdotta una nuova discriminante per scongiurare la necessità di continui spareggi: il quoziente reti, cioè reti segnate diviso reti subite.

Vinicio Viani (1913-1983)
Nel 1939-40 tra le 18 partecipanti spuntò il Molinella, squadra rivelazione della Serie C dell'anno precedente. Il piccolo comune emiliano ebbe così l'onore di vedere la propria formazione rosso-blu giocare tra le "grandi" della Serie B, con una rosa composta per la maggior parte da giocatori emiliani con alcuni innesti di prestigio (Norberto Ligüera, uruguaiano, e Dino Gifford). Il torneo prevede quattro retrocessioni e due promozioni: in A salgono Atalanta e Livorno (quest'ultimo dopo una sola stagione); in C scendono Molinella, Vigevano, Sanremese e Catania: il Palermo, inoltre, fallì e fu escluso dalla B 1940-41, dovendo ripartire dalla C come "Unione Sportiva Palermo-Juventina" dopo la fusione con la Juventina Palermo. Nella stagione 1939-40 furono inoltre stabiliti due primati, uno difficilmente superabile: quello di più giovane marcatore in una partita di Serie B. A scrivere il suo nome nella storia fu Werther Gaiani, centravanti del Molinella che debuttò il 2 giugno 1940 a Molinella contro la Pro Vercelli e segnò il gol del 6-1 all'87º minuto. Gaiani, nato a Molinella il 29 giugno 1925, aveva 14 anni, 11 mesi e 4 giorni al momento del gol. Il destino di Gaiani fu però segnato dalla sfortuna: i promettenti inizi di carriera, che lo videro vestire la maglia della rappresentativa regionale emiliana e passare brevemente al Bologna nel 1944, furono stroncati dalla seconda guerra mondiale. Gaiani morì durante il conflitto proprio a Bologna il 1º settembre 1944 ed è sepolto nel cimitero di Molinella. L'altro primato è il numero di gol realizzati in una singola stagione, messo a referto da Vinicio Viani che migliorò il suo precedente record del 1935-36 andando a segno per 35 volte in 31 presenze con la maglia del Livorno. Il 10 giugno, il giorno dopo le partite della 33ª giornata, Mussolini annunciò l'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale. Da quel momento, gli eventi bellici s'insinuarono, più o meno intensamente, nei campi di calcio d'Italia.

Il Macerata 1940-41
Nel 1940-41 esordì il Macerata, che disputò la sua unica stagione in B; le altre promosse furono Reggiana, Savona, Spezia e Vicenza. I bianco-blu savonesi, anch'essi all'esordio in B, giocarono una stagione sorprendente, esibendo una difesa solidissima (capeggiata dai due portieri Caburri e Martini, quest'ultimo anche autore di due gol) che compensava un attacco non irresistibile. Liguria e Modena superarono il Brescia nella corsa per la A, mentre in coda retrocessero Verona, Anconitana-Bianchi, Macerata e Pro Vercelli. Nel Liguria da sottolineare il quartetto Bollano-Celoria-Meroni-Stella, tutti e 4 in doppia cifra, mentre il Modena poté contare sul capocannoniere Vittorio Sentimenti (III), e sulla valida presenza del portiere Lucidio Sentimenti (IV). Il malcapitato Giuseppe Pierluigi, portiere del Macerata, subì la bellezza di 74 gol in 33 partite, diventando il portiere più battuto dell'anteguerra; ma, per sua fortuna, questo "primato" durò poco. Sempre nel Macerata, fu costretto a scendere in campo anche l'allenatore Gino Rossetti (II), grande "bomber" del Torino negli anni '20 e '30: a 36 anni giocò 3 partite, segnando anche un gol.

La Fiumana 1941-42
Nel 1941-42 due graditi ritorni: la Fiumana, dopo 12 anni, disputò nuovamente un campionato di Serie B dopo lunghe stagioni in C; e anche il Prato, anch'esso retrocesso al termine del torneo 1929-30, rientrò nella seconda serie. Nella Fiumana ci sono elementi di spicco: Arturo Biagi, Luigi Busdon e soprattutto Rodolfo Kregar, Alceo Lipizer e la vecchia gloria Rodolfo Volk. Il Pescara fece la sua prima apparizione in B, presentando una rosa ricca di pescaresi tra cui i fratelli Brandimarte e Ostavo Mincarelli; e proprio gli abruzzesi sfiorarono la promozione in massima serie, mancata per un solo punto. Il campionato del Pescara è caratterizzato dall'ottima difesa (con Pietro Miglio portiere esperto e abituato alla categoria) e dall'attacco che vede un Mario Tontodonati in buonissima forma. La promozione è però appannaggio di Bari e Vicenza, trascinati rispettivamente da Camillo Fabbri e Bruno Quaresima. Piccola curiosità: nel Bari giocò titolare un vicentino, Walter De Boni, mentre nel Vicenza giocò 2 gare il barese Michele Santacroce. Lorenzo Vellutini, il portiere della Lucchese ultima con un disastroso campionato, tolse a Pierluigi il poco ambìto record di portiere più battuto del periodo 1929-43, con 76 reti subite in 26 presenze; la Lucchese subì, in quella stagione, un totale di 104 (!) gol.

Brescia-Anconitana 4-0
(9 maggio 1943)
All'alba della stagione 1942-43 la situazione bellica era andata peggiorando: le nubi dei combattimenti s'addensavano impietose anche sugli ultimi angoli di serenità rimasti in Italia, come i campi di calcio. Il campionato '42-43 fu, comprensibilmente, uno dei più confusi e mal organizzati; e del resto, più che allo sport pareva opportuno pensare alla salvezza di sé e della propria famiglia. Per la generale penuria di giocatori, spesso richiesti al fronte, la stagione 1942-43 vide diversi debutti di ragazzi giovanissimi: tra questi Franco Orsi e Francesco Lacelli dell'Alessandria, entrambi classe 1924; Mario Ferrari del Brescia, nato il 27 novembre 1926; Piero Pombia del Novara, anch'egli del 1924; Guido Visco Gilardi, portiere classe 1925 della Pro Patria. A bilanciare tanta gioventù alcuni calciatori esperti trovarono nuove energie per sopperire alle assenze delle rose, essendo talvolta troppo vecchi per il servizio di leva: a capeggiare questa schiera di "vecchietti" Fulvio Bernardini, quasi quarantenne capitano del M.A.T.E.R. La guerra s'intromise con maggior decisione nelle vicende calcistiche: la Palermo-Juventina dovette abbandonare il torneo dopo 24 giornate, in quanto la Sicilia era mèta difficilmente raggiungibile nonché pericolosa per le altre squadre. Tutte le gare disputate fino a quel momento furono annullate. Il Napoli, al primo torneo disputato nella B a girone unico, mancò la Serie A di 2 punti: a essere promosse, infatti, furono Modena e Brescia.

La guerra spezzò il movimento calcistico italiano. Il 1943 fu l'anno dell'interruzione: i tornei regolari FIGC furono di fatto sospesi fino alla stagione 1945-46, e solo manifestazioni di vario carattere giocate in tutta Italia impedirono il totale congelamento del calcio tricolore. Alcuni giocatori, inoltre, persero la vita durante il conflitto. Ne ricordo alcuni nomi, tra quelli di Serie B, in rappresentanza anche degli altri, indicando tra parentesi la data di morte:

Virginio Bonati (09.03.1944)
Arturo Boniforti (22.09.1943)
Aldo Fabbro (09.01.1944)
Aldo Farinelli (19.12.1942)
Umberto Franzini (21.11.1943)
Armando Frigo (10.10.1943)
Claudio Lugaro (10.11.1944)
Mario Poli (06.07.1944)
Mario Provaglio (31.01.1943)
Italo Scorza (25.01.1943)
Giuseppe Vigo (20.04.1944)

2 dicembre 2013

La breve stagione del Grion di Pola in Serie B

di:
Andrea Ridolfi Testori (testo, ricerche statistiche e anagrafiche, ricerca immagini)
Fabrizio Schmid (ricerche statistiche e anagrafiche, reperimento dati)

con la collaborazione di:
Renato D'Apruzzo
Luca Dibenedetto
Donato Rodolfi
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Nerostellati. Una parola bellissima, unione di un colore e di un simbolo. Una stella sul nero, la notte è buia ma basta un flebile lucore bianco per ristabilirne la normalità, la dimensione umana. I "nerostellati" del calcio italiano sono tradizionalmente i giocatori del Casale, che fin dagli inizi del calcio italiano (nella fertile regione piemontese, feconda di giocatori e squadre di primo livello nei primi anni dello sviluppo del foot-ball) si gioca le sue possibilità di piccola tra le grandi, vincendo lo storico scudetto 1913-14. Ma un'altra squadra di nero vestita e di bianco illuminata ha vissuto un periodo di notorietà nel calcio d'anteguerra: si tratta del Gruppo Sportivo Fascio Giovanni Grion, meglio noto, impropriamente, come "Grion Pola".

Oggi Pola non si chiama Pola ma Pula, ed è in Croazia. Ma allora si trovava in Italia ed era, come buona parte della zona dell'Istria e della Dalmazia, una fucina d'incredibili talenti che sono poi andati a giocare nelle squadre più forti d'Italia. Nato nel 1918, il Giovanni Grion disputa i tornei minori, tra Terza e Seconda Divisione, per tutti gli anni '20. Nel 1931-32, dopo una sorprendente seconda posizione nel girone A della Prima Divisione, arriva agli spareggi per l'accesso alla Serie B (che allora era nota anche come Divisione Nazionale B). Benché quasi tutti si aspettassero la promozione del Foggia, sono gli istriani (che contano su una squadra costruita al 90% tra le mura di Pola, con giocatori provenienti in massima parte dalla stessa città) a ottenere il passaggio del turno, superando i foggiani, la Salernitana e il Forlì. Grande è lo sgomento dei polesi, che si trovano in seconda serie, a un solo gradino dalla A: respirare quest'aria quando pochi anni prima stentavi a muovere i primi passi ha un sapore speciale. Inizia così la breve stagione del Grion in B: come le vere stagioni, è composta da tre parti, tre campionati che segnano una curva perfetta. L'inizio, l'apice, la discesa. L'estate che si trasforma in autunno.

L'ottimo debutto: 1932-33

Si deve costruire una squadra degna di sostenere il confronto con i solidi avversari, abituati allo scomodo campionato «cadetto» ricco d'insidie e di incertezze: ma allo stesso tempo non si può snaturare lo spirito polese del Grion. Viene mantenuta l'ossatura della squadra che ha vinto la promozione dalla Prima Divisione, e rimangono quindi i simboli di questa squadra: il portiere Valerio Dinelli e il suo pari Giacomo Crismanich; i difensori Armando Vatta e il «vecio» Nicolò Poiani, capitano; i mediani Francesco Cerdonio e Bruno Vucich; gli attaccanti Marini, Luciani, Gasperutti e Battioni. Arriva al Grion un polese DOC come Rodolfo Ostroman che in Serie A ha fatto strage di portieri con le sue micidiali reti da attaccante inarrestabile, e aveva iniziato la sua avventura calcistica con i Giovani Calciatori Polesi ad appena 16 anni. Come sempre si punta sui frutti dati dal calcio cittadino e si pesca a piene mani dalla categoria ULIC, che offre alcuni validi elementi (non tutti, però, arriveranno a esordire in B). La squadra viene data in mano a Giorgio Cidri, già calciatore del Legnano e ancora in attività nel ruolo di mediano. La scelta di Cidri è quasi obbligata. Come scrive il Littoriale:

«Il Grion di Pola, non avendo una solida base finanziaria, deve assolutamente contare sull'entusiasmo dei soci e dei tifosi. Quindi i cittadini di Pola devono aiutare i modesti atleti polesi, sia facendosi soci, sia accorrendo in massa al campo sportivo nel prossimo campionato, che già fin d'ora si prevede difficilissimo. [...] Purtroppo mancando di mezzi finanziari il Grion non può affidare la propria squadra alle cure di un provetto trainer, che sappia correggere certi difetti onde rendere perfetto non solo il giocatore, ma anche il giuoco di squadra».

(La preparazione dei nero a stella polesi per il campionato di Div. Nazionale B, Il Littoriale, 13 settembre 1932, p. 4.)

La prima giornata arride agli istriani, che ospitano il Messina da padroni di casa: per gli ospiti è la trasferta più lunga della B e indubbiamente la più faticosa (basti pensare ai mezzi dell'epoca). La prima formazione in assoluto del Grion in B è:

Dinelli; Tomich, Vatta I; Cerdonio, Vucich, Cidri; Curto, Marini, Battioni, Gasperutti, Ostroman.

La partita si conclude con uno 0-0 con gli emozionati polesi che esibiscono Ostroman all'ala anziché nel consueto ruolo di centrattacco: a fare il centravanti c'è il giovane romano Battioni, capace realizzatore ma ancora un po' inesperto. Il portiere è Dinelli, scattante e reattivo estremo difensore che si diletta anche come atleta (getto del peso). La difesa si basa su una coppia di nomi che diverrà un'abitudine del campionato: Tomich-Vatta. La seconda uscita è a Novara e vien fuori un altro pareggio: questa volta però è 1-1, la prima rete stagionale è di Curto. La prima vittoria arriverebbe già al terzo turno, ma il 2-1 alla Monfalconese è annullato per il ritiro dei "vicini di casa" giuliani dal campionato (ma di gare annullate e di ritiri avremo modo di parlare più avanti...). A far scendere sulla terra i ragazzi del Grion è l'Atalanta, che li batte con un netto 5-2, ricordando loro che l'esperienza in categoria è fondamentale. Altra sconfitta con il Legnano, 3-0 dalla Pistoiese, 3-1 dalla Comense. Inizio in salita, ma il 2-2 a Verona infonde nelle vene nerostellate la fiducia che serve, l'11 dicembre, per battere la Sampierdarenese per 4-2 a Pola. La Sampierdarenese è stata in A e ha una rosa invidiabile, ma Battioni è scatenato e ne segna 3: di Marini la quarta rete. Vittoria poi a Cagliari con i rosso-blu (doppietta di Luciani), seguono poi 5 sconfitte con cui si chiude il girone d'andata. Il Grion riparte da Messina, sconfitto ancora per 3-0, e cade con il Novara in casa, arrivando a 7 disfatte consecutive: da lì l'inversione di tendenza che permette la salvezza. Vendicata la goleada dell'andata patita dall'Atalanta (vittoria 2-1 a Pola, 2 gol di Curto), il Grion pareggia con il Legnano e poi batte Vigevanesi, Pistoiese e Spezia con Ostroman, Marini e Luciani sugli scudi. Poi, altro cedimento: KO con Comense, Verona e Sampierdarenese (6-0!). Il Cagliari è battuto per la seconda volta, ma il Brescia dà una sonora lezione con il 5-0 del 28 maggio. Di capitale importanza per il prestigio del Grion saranno le vittorie con Modena e Cremonese, entrambe per 3-2 e giunte per mano di Curto (2 gol in totale), Ostroman (1) e Marini (3). L'ultima a Pola è Grion-Serenissima, che si conclude 0-0. La prima stagione del Grion in B termina con una sconfitta che ha dell'incredibile: 8-0 dal Livorno. Come scrive La Domenica Sportiva:

«L'8 a 0 incassato dal Grion a Livorno non è certo l'indice delle buone qualità dei nero-stella e non è coerente coi risultati ottenuti in questi ultimi tempi dalla squadra polese. Tutti si sarebbero aspettati una buona prova del Grion. Invece la compagine istriana si è limitata a giocare una partita stracca per soddisfare le esigenze del calendario ed ha chiuso il ciclo degli incontri incassando ben otto goals. Comunque non è certo da questa cattiva esibizione che va giudicata la squadra istriana, la quale conta su una difesa saldissima (Crismani, Poiani «il vecio» e Tomich), su degli ottimi attaccanti quali Ostroman, Luciani e Curto, nonché su Cerdonio, Vucini e Gustini, tutti e tre mediani di valore.»

(La Domenica Sportiva 1933 fascicolo 27, p. 12.)

Una conclusione che rovina un po' il sapore della salvezza: 15º posto su 18 (pardon, 17: la Monfalconese ha lasciato dopo 7 gare), 24 punti e presenza in B assicurata anche per il campionato seguente.

L'apogeo: 1933-34

La stagione 1933-34 vede alcuni cambiamenti nella formazione del Grion, che però mantiene la colonna dorsale polese che lo contraddistingue: arrivano il mediano Bonelli e Tullio Duimovich (che attirerà poi le attenzioni della Fiorentina) nonché Mario Bonivento, altro figliol prodigo di Pola che come Ostroman viene a chiudere la carriera tra le mura della sua città natale. Confermati gli elementi che hanno reso grande il Grion nel torneo precedente: Crismanich, Dinelli, Tomich, Poiani, Vatta I, Cerdonio, Curto, Luciani, Brenco e Marini. È arrivato anche il sospirato trainer, l'ungherese Elemér Kovács che ha portato con sé il rigore della scuola danubiana e la sapienza tattica del calcio magiaro. La rosa è quindi rinforzata, c'è un allenatore vero e proprio, le casse sono rimpinguate: all'alba del campionato 1933-34 la bianca stella risplende più che mai su quella maglia nera.

La Serie B viene divisa in due gironi: il Grion è incluso nel gruppo B, le cui principali partecipanti sono le grandi del Nord (Comense, Atalanta, Verona), il Foggia già incontrato dal Grion durante gli spareggi di Prima Divisione nel '32, il Bari e il Modena: possibili outsider, Pistoiese e Perugia. Il Grion esordisce tra le mura di casa, al Campo del Littorio: 10 settembre 1933, sconfitta con la Serenissima di Venezia. S'inizia bene. Gli istriani sembrano presentire una stagione difficile, e la convinzione si rafforza con la sconfitta per 1-0 patita dal Modena una settimana dopo. Il 24 settembre, però, arriva la vittoria sul Vicenza, 3-2 aperto da Cidri e chiuso da Curto. Altra vittoria con l'Atalanta, doppietta di Brenco, poi sconfitta con il Verona. La Serie B è così: sembra d'averla capita, di essere riusciti a prendere il via, e arriva una sconfitta a rimettere tutto in discussione. Le pugliesi Foggia e Bari sono sconfitte una dopo l'altra, Brenco è tra i marcatori in entrambe le gare, così come in quella con la SPAL di Ferrara, 3-1. Il sorprendente Perugia supera il Grion per 2-0, ma il girone d'andata si chiude bene: 2-0 sulla Cremonese, segna anche Ostroman. Il ritorno inizia con due pareggi, poi il Vicenza cade ancora 3-2 (doppietta di Bonivento). Il 14 gennaio accade l'impensabile. Ricordate il Verona? Società storica del calcio italiano, simbolo della forza calcistica veneta. Il Grion riceve i veronesi a Pola con l'idea di tentare di spuntarla. E la spuntano eccome: la partita si chiude con un incredibile successo per 6-0, figlio di due triplette (Curto e Bonivento). Dopo mezz'ora sono 3-0. Curto, Bonivento, Curto. Dopo soli 3 minuti dall'inizio della ripresa, ancora Curto, chiude poi Bonivento con una doppietta. Due triplette, Curto e Bonivento, due simboli del calcio polese. Così scrive "La Stampa" di Torino il giorno dopo:

«I neri hanno vinto con facilità la partita che li poneva di fronte ai giallobleu scaligeri scesi a Pola decisi a battersi con onore. Il Verona, squadra volenterosa, ma dotata di poca tecnica, ha tentato di contenere con la foga il miglior gioco avversario senza, tuttavia, riuscirvi. Già all'8' Curto spediva nella rete di Cazzanelli il primo pallone. Al 30' ancora Curto segnava per i neri ed un minuto dopo era Bonivento che, di testa, portava a tre goals il vantaggio. Il Verona ben trascinato da Bernardi, il quale è stato il migliore tra i giallobleu, non ha mancato di reagire al grave scacco, ma ha incontrato nel trio estremo locale un baluardo insormontabile. Nella ripresa al 3' sempre Curto ha infilato la rete veronese di prepotenza. Cazzanelli, in seguito, è pervenuto a fermare qualche insidioso pallone, ma Bonivento al 23' e al 30' lo ha battuto con due potenti tiri. Arbitro Borghetti.»

(La Stampa, 15 gennaio 1934, p. 6.)

Una vittoria storica, frutto del perfetto equilibrio tra i reparti: difesa solidissima, attacco devastante. Forse la vittoria più prestigiosa di tutta la storia del Grion. Ma come ho scritto sopra, la B è una sorpresa perenne: e dopo 6 gol al Verona, ne arrivano altri 6. Ma stavolta è il Grion a subirli, dal Foggia: e dire che Curto aveva segnato ancora, portando l'1-0 dopo 10 minuti. Ma i rosso-neri dilagano e finisce 6-2. Non si può mai star tranquilli. Il Bari riequilibra il bilancio Grion-Puglia, vincendo 2-0. Alla 25ª, con il Grion oramai fuori dai giochi per la qualificazione al girone finale, arriva un'ulteriore vittoria storica: 5-0 al Perugia, sempre sul campo di casa a Pola. Cinque marcatori diversi: Brenco, Luciani, Ostroman, Curto, Vucich. È un bel modo di salutare il proprio pubblico: si chiude il 18 marzo a Cremona, 1-1. Alla fine il Grion chiude al 6º posto su 13 squadre, terzo miglior attacco del campionato con 41 gol (solo Modena e Perugia hanno segnato di più). Fortissimo in casa, concede troppi punti in trasferta: senza tutte quelle sconfitte (8), il girone finale non sarebbe stato un miraggio. Una stagione comunque positivissima: il Grion ha pieno diritto di stare in B, per valore tecnico e sportivo. Si guarda con speranza anche al torneo successivo, il 1934-35.

Il triste epilogo: 1934-35

Dopo un risultato incoraggiante come quello arrivato alla fine del torneo 1933-34, immancabile era la conferma di gran parte della squadra: tra le partenze, da segnalare quelle di Ostroman, che chiude la carriera, e di Bonelli, elemento chiave del centrocampo nel '33-34. Cambio in panchina: da un ungherese all'altro, da Kovács a Payer, il passo è breve, si resta in "famiglia". In porta Crismanich sopravanza definitivamente Dinelli, Cerdonio è il nuovo capitano, l'ex torinese Tomaso Poccardi arriva in difesa, a centrocampo tiene ancora botta Giorgio Cidri, nonostante i 30 anni lo rendano un veterano, l'uomo d'esperienza insieme a Bonivento e al "vecchietto" Poiani, alle ultime partite in carriera. Guadagnano spazio i giovanissimi Buich (che poi andrà alla Triestina, riuscendo anche a debuttare in Serie A) e Polonio, l'attacco si regge sempre su Brenco, Luciani, Curto e Marini. In difesa regge ancora l'irriducibile Vatta I.

La partita d'esordio è al nuovo campo di viale Roma, più grande ma con lo stesso fascistissimo nome di Campo Littorio. Il debutto è amaro, sconfitta per 3-1 con il Padova: il declivio si fa sempre più scosceso, l'inizio è da perdere la testa. Cinque sconfitte consecutive ad aprire la stagione, con Padova, Cremonese, Atalanta, Comense e SPAL. Solo a novembre il Grion rialza la testa e supera il Foggia 2-0; poi altra caduta con il Verona, un pareggio 1-1 con il Vicenza, altre due pesanti sconfitte con Catanzarese (4-1) e Perugia (3-0). Le vittorie con Modena e L'Aquila dànno respiro, ma a mozzarlo di nuovo ci pensa il Bari, che vince 2-0. Or incomincian le dolenti note. Il 27 gennaio a Pola arriva la Pistoiese. Il Grion passa in vantaggio nel primo tempo, ma viene ripreso dagli arancioni: il copione si ripete nel secondo tempo, con gli istriani che dapprima segnano il 2-1 e poi patiscono il 2-2 a opera di Aldo Melani. Scoppia il parapiglia, invasione di campo e aggressione all'arbitro: la rete di Melani è di dubbia regolarità, i polesi insorgono sostenuti dal proprio pubblico. Il giudice di gara ha la peggio, nella foga rabbiosa gli istriani forse dimenticano che è una partita di calcio: ma vuoi l'inizio da incubo, vuoi la posizione in classifica, vuoi i pensieri oscurati dall'ombra di difficoltà economiche, la situazione degenera. Il Littoriale commenta:

«Gli arancioni avranno certo partita vinta a Pola dove l'incontro è stato sospeso in seguito ad incidenti sorti sulla regolarità del goal che aveva dato loro il pareggio.»

(Il Littoriale, 29 gennaio 1935, p. 3.)

Puntuale arriva lo 0-2 a tavolino, i punti vanno alla Pistoiese. Rincara la dose la Federazione, che con il Comunicato ufficiale numero 34 del 18 febbraio 1935 annuncia:

«Il Direttorio federale prese in esame le proposte presentate dai competenti Direttori per ritiro di tessera ai giuocatori per gravi atti di indisciplina, delibera il ritiro a vita della tessera ai seguenti giuocatori:

Vatta Armando, Monti Mario, Cidri Giorgio (Fascio Grion di Pola); [...]»

Fine di una storia. La dirigenza nerostellata decide di chiuderla lì, a 7 punti in classifica e con l'onta della tripla squalifica (Cidri, peraltro, era già a fine carriera). Il Grion ripartirà dalla Serie C, evitando la Seconda Divisione per un colpo di fortuna (riorganizzazione campionati). Così scriveva La Stampa sul ritiro del Grion dalla B:

«La rinunzia della società di Pola - rinunzia dolorosa, come è dolorosa la resa del combattente quando la battaglia è ancora aperta - ha sollevato una piccola burrasca fra le unità che vedono sfumare i punti faticosamente conquistati e il risentimento è tanto legittimo, che c'è da augurarsi soltanto che altre squadre, minacciate dal pericolo di cadere nelle posizioni fatali della graduatoria, non seguano la stessa strada del Grion.»

(La Stampa, 13 febbraio 1935, p. 7.)

L'esperienza dei polesi nella seconda serie finisce così: da lì in avanti una serie di tornei di C, poi la scomparsa della società, avvenuta di fatto durante la guerra. La domanda «il Grion sarebbe riuscito ad arrivare prima o poi in Serie A?» rimarrà senza risposta per sempre.

Rose e statistiche

1932-33

Presidente: On. Luigi Bilucaglia
Campo di gioco: Campo Littorio, via Medolino al Prato, Pola. Dimensioni: 105x65. Capacità: 8.000 spettatori.






Nomi italianizzati: Crismanich = Crismani; Gustincich = Gustini/Giustini; Jurcich = Giurchi; Persich = Persi; Raktelj = Rachteli; Tomich = Tomi/Tomini; Verbanaz = Verbano; Verk = Monti; Vucich = Vucini. Nei tabellini de Il Littoriale appare anche un Vinclich, portiere nella disfatta con l'Atalanta (5-2). Si tratta in realtà di Dinelli, il cui cognome originario potrebbe pertanto essere Vinclich. Cerdonio sostituì l'infortunato Crismanich al 7' di Livorno-Grion 8-0 e subì 7 gol giocando da portiere. Al 33' parò anche, di piede, un rigore a Nehadoma, centravanti del Livorno.

Bernecci, Fanio, Gustincich, Jurcich, Moraro, Persich, Rella, Rocco e Voinich provenienti dalle squadre polesi della ULIC.

1933-34

Presidente: On. Luigi Bilucaglia
Campo di gioco: Campo Littorio, via Medolino al Prato, Pola. Dimensioni: 105x65. Capacità: 8.000 spettatori.






Cognomi italianizzati: Buich = Bucci.

1934-35
Presidente: On. Luigi Bilucaglia
Campo di gioco: Campo Littorio, viale Roma, Pola. Dimensioni: 110x65. Capacità: 8.000 spettatori.
Nota: nel conteggio delle reti sono incluse anche le 2 segnate durante Grion-Pistoiese (1 Buich, 1 Curto).

Galleria fotografica

Alcuni giocatori del Grion a Cagliari.
Da sinistra: Vucich, Marini, Crismanich,
Battioni e Curto. Accosciati: Vatta,
Luciani e Gasperutti
(1932-33)
Crismanich battuto durante Grion-Comense 1-3,
giocata a Trieste. Da sinistra, osservano Cerdonio
e Ostroman.
(1932-33)
Giocatori del Grion a Messina posano al fianco di un
marine. Da sinistra Vucich, Luciani, Gustincich
e Vatta. Accosciato è Persich.
(1932-33)


Un'immagine di Grion-Bari: Brenco fermato
dal portiere barese.
(1933-34)
Il portiere Giacomo Crismanich,
stanco e soddisfatto dopo la gara
con l'Atalanta.
(1932-33)
Grion-Modena 2-3. Parata a terra di Crismanich.
(1932-33)
Il Grion a Como, prima della partita contro la Comense.
Da sinistra Kovács, Brenco, Ostroman, Cerdonio, Poiani,
Vucich, Crismanich, Marini, Gustincich, Vatta,
Battioni e Luciani. Il presidente, l'onorevole
Luigi Bilucaglia, elegantemente vestito chiude
lo schieramento.
(1932-33)
Alcuni giocatori del Grion ritratti prima della stagione 1933-34.
Da sinistra: Luciani, Moscheni, Brenco,
Cidri (al posto di guida) e Marini.
Una fase di gioco di Modena-Grion 1-0:
il portiere Crismanich ferma Carnevali.
(1933-34)
Un tentativo di Cidri sventato dal portiere in
Grion-SPAL 3-1
(1933-34)


18 ottobre 2013

Il caso Falcinelli

Quando si effettuano ricerche sul calcio italiano dell'anteguerra si nota che abbondano fratelli e cugini, fin quasi all'inverosimile. I vari Innocenti III, Bandini II, Chiecchi III, Borgo I, Borin II, Vojak II, Zappelli I sono solo parte dell'immensa schiera dei "numerati", quei giocatori che, condividendo il posto in squadra con i parenti, sono associati a un numero romano (progressivo; per intenderci: "Chiecchi I" è il fratello maggiore di "Chiecchi II", il quale a sua volta è più vecchio di "Chiecchi III"). In assenza di nette distinzioni di ruolo – i fratelli Zappelli erano l'uno portiere (Pietro, Zappelli I) e l'altro terzino (Carlo, Zappelli II) e non era difficile identificarli nelle formazioni – non erano rari gli scambi di persona. Il caso di cui parlo in quest'articolo, però, è diverso. Si tratta di un caso legato al cognome, ma non coinvolge i numeri romani – o almeno, li coinvolge solo marginalmente. Il vizio d'identificare i giocatori esclusivamente con il cognome, proprio dei cronisti dell'epoca, ha creato non pochi grattacapi agli arditi masochisti che scelgono, per passione o dietro richiesta, di dedicarsi alle ricerche sul calcio italiano "d'epoca". È questo il caso del portiere Falcinelli.

L'enigmatico Falcinelli è un portiere. E di questo siamo sicuri. Ha giocato nel San Marco Livorno (1923-24 in Terza Divisione), Viareggio e nel Livorno, in Serie A, per due partite. E anche in questo, le certezze non vacillano più di tanto. Da qui in poi, inizia a sorgere una leggera nebbiolina che, man mano che andiamo a fondo nel caso, si fa sempre più fitta e impedisce di scorgere i contorni della verità. Falcinelli inizia nel Viareggio, formazione che allora militava tra Seconda e Prima Divisione. Fa anche parte della squadra riserve: Il Littoriale del 28 novembre 1928, a pagina 4 dice "Falcinelli da due domeniche difende la rete delle riserve «bianco-nere»." Dopo l'esperienza viareggina passa, per la stagione 1929-30, al Livorno, in Serie A. Un bel salto, approdare alla prima categoria del calcio italiano. E in effetti, Falcinelli questo salto lo sente eccome: debutta il 16 febbraio 1930 durante Brescia-Livorno, a Brescia, e subisce gol da Giuliani già al 6º minuto; nel secondo tempo è Prosperi (ma quale? Ildebrando (II) o Arnaldo (III)? Dovrebbe essere Arnaldo ma, anche qui, non si ha la certezza) a batterlo per la seconda volta, al 15'. Ma la seconda partita di Falcinelli alla Serie A è quella più dura: a Milano, una settimana dopo, si gioca Ambrosiana-Livorno. E Falcinelli è costretto a soccombere per 6 volte agli attacchi degli "avanti" meneghini, guidati da Meazza, che realizza una doppietta; di Blasevich, Rivolta e Serantoni le altre reti, mentre il Livorno segna con Silvestri e Palandri. 6-2, un risultato che abbatterebbe qualsiasi portiere. E difatti Falcinelli esce di scena, nella porta amaranto torna Lami. Dopo due gare, si è conclusa l'esperienza in A dell'ex portiere del Viareggio.

Ma chi era, in verità, questo portiere? Iniziamo dal principio: il nome di battesimo. Esistono due versioni, la versione di Orfeo e la versione di Vittorio.

- Secondo il sito Enciclopediadelcalcio.it, Orfeo Falcinelli sarebbe nato il 28 febbraio 1906 a Livorno. Avrebbe debuttato nel 1924 con il Viareggio (allora in Seconda Divisione) e vi avrebbe giocato 5 stagioni, per poi passare al Livorno; lasciati gli amaranto si sarebbe accasato al Santa Croce sull'Arno, giocandovi la stagione 1930-31.

- Vittorio invece emerge dalle pagine de "Gli anni ruggenti amaranto", di Mario Di Luca: a pagina 142 si segnala "Falcinelli Vittorio", nato il 24 febbraio 1904 e morto il 13 maggio 1973; sue sono le due presenze della stagione 1929-30. Di lui non si dice altro.

Differiscono, oltre ai nomi, giorni e anni di nascita. Vengono in nostro "soccorso" (si fa per dire) le Liste di trasferimento, uno dei pochissimi documenti dell'epoca a citare i nomi di battesimo dei calciatori, altrimenti sconosciuti. C'è un "Vittorio Falcinelli" in uscita dal Viareggio nella lista del 16 agosto 1927: ed è sempre "Vittorio Falcinelli" a essere in uscita dal Livorno nelle liste del 1930, e in uscita dal Santa Croce sull'Arno nel 1933. "Orfeo Falcinelli" invece compare solo una volta in uscita, nel 1939, dalla Gioiese di Gioia Tauro (Reggio Calabria). La situazione che pare delinearsi è questa: il portiere del Livorno '29-30 era Vittorio Falcinelli, e la sua carriera è quella che Enciclopediadelcalcio attribuisce a "Orfeo" Falcinelli. I dubbi restano. L'opinione di chi scrive è che Vittorio Falcinelli sia il portiere di Viareggio e Livorno, e che Orfeo Falcinelli sia entrato in questa storia solo perché portava quel cognome. La domanda è: da dove vengono fuori i dati anagrafici di Orfeo Falcinelli? Quelli di Vittorio sono ben circostanziati: Di Luca ha svolto un lavoro attento, andando a specificare per quasi tutti i giocatori del Livorno date di nascita e di morte - una vera e propria rarità, degna di lode. È possibile che i due Falcinelli fossero fratelli nati a Livorno, portieri cresciuti entrambi nel Viareggio e poi separatisi? In questo caso, Vittorio sarebbe "Falcinelli I" e Orfeo "Falcinelli II": ma in nessun caso accanto al cognome "Falcinelli" i tabellini specificano un numero. O sono forse giocatori diversi, che niente hanno a che fare l'uno con l'altro? 

Grazie alle ricerche dell'amico Pietro Belcuore si è infine diradata la nebbia che avvolgeva i due Falcinelli. Vittorio era effettivamente il portiere che giocò nel Livorno, mentre Orfeo era un'ala destra che proveniva da La Spezia e che giocò nelle serie minori, tra ULIC e FIGC. (Aggiornamento del 5 novembre 2023).

Le carriere
(grazie a Fabrizio Schmid)

Vittorio Falcinelli
n. 24.02.1904 - m. 13.05.1973

Portiere

1921-22 Audace Livorno 2/-10
1923-24 San Marco Livorno
1924-25 Viareggio?
1925-26 Viareggio?
1926-27 Viareggio 16/-25
1927-28 Viareggio 24/-17
1928-29 Viareggio 5/-6
1929-30 Livorno 2/-8
1930-31 Santa Croce sull'Arno
1931-32 Santa Croce sull'Arno
1932-33 Santa Croce sull'Arno

Orfeo Falcinelli
n. Tresana (MS), 17.05.1912 - m. La Spezia, 27.05.1985

Ala destra

Giocatore:
1930-31 Pegazzano F. C. (ULIC)
1934-35 Lentini
1938-39 Gioiese

Allenatore:
1948-49 Gioiese
1954-55 Nuorese
1955-56 Ternana
1958-59 Castrovillari (esonerato)

La carriera di Orfeo riportata su Enciclopedia del calcio:

Orfeo Falcinelli
n. Livorno, 28.02.1906

Portiere

1924-25 Viareggio
1925-26 Viareggio
1926-27 Viareggio 16/-
1927-28 Viareggio 24/-
1928-29 Viareggio 5/-
1929-30 Livorno 2/-8
1930-31 Santa Croce sull'Arno
La foto di Falcinelli tratta da Enciclopediadelcalcio



Falcinelli nelle riserve del Viareggio

1 agosto 2013

I fratelli Plemich

A volte avere lo stesso cognome aiuta, magari per far carriera o per sfruttare la notorietà di qualche celebre fratello. Ma quasi altrettanto spesso, avere un cognome noto è uno svantaggio: si finisce per essere considerati sempre i "fratelli di", i "figli di", e mai, o quasi, giudicati per il proprio valore. È il caso dei fratelli ungheresi Plemich, nel quale uno dei due, il più celebre Ferenc, ha eclissato l'altro, Rudolf, fino a farne quasi perdere le tracce. È obiettivo di questo articolo riportare ordine sulla questione, facendo luce sulle vicende che hanno generato l'erronea convinzione dell'esistenza di un solo Plemich anziché due.

In primis, chiariamo: i Plemich erano due, Ferenc ("Francesco") e Rudolf ("Rodolfo"). Nel libro di Zelesnich sul Monfalcone, a pagina 20, c'è chiaramente scritto: "Giocarono pure [...] i due fratelli Plemich", lasciando veramente poco spazio ai dubbi. E quindi, come si usava all'epoca, Plemich I e Plemich II: così sono citati nei tabellini della Monfalconese in cui compaiono entrambi. Ferenc era il maggiore, nato nel 1899 a Budapest: si era trasferito in Italia molto giovane, recandosi a Trieste che, per via dell'ubicazione geografica e della sua tradizione di città "austro-ungarica", si rivelò per lui città comoda e ospitale. Nella Triestina gioca come ala sinistra e come centravanti, ma è capace anche di fare il centromediano, sfruttando le sue abilità nella costruzione del gioco e la sua capacità di vedere chiaramente cosa accade in campo. Affina particolarmente le sue doti di organizzatore durante il suo periodo alla Monfalconese: nella cronaca di Monfalconese-Triestina 2-1 apparsa su "Il Popolo" di Trieste nel 1925, di lui si dice:

«Una parola speciale vogliamo infine spendere per Plemich I, il quale non solo ha migliorato dallo scorso anno i suoi mezzi fisici ma li ha disciplinati con una intuizione e una finezza di cui francamente non lo credevamo capace. Egli è ora fornito di prodigiose armi fatali ed è apparso in vero trascinatore della linea bianca, compiendo innumerevoli prodezze.»

In un'intervista al Littoriale pubblicata nel 1931, egli stesso racconta così le sue vicende in Italia:

«[Sono in Italia] dal 1921, anno in cui sono stato ingaggiato quale trainer dalla Triestina rimanendovi fino al '23, di dove son passato al Monfalcone per trasferirmi nel '27 al Bari che vinse il campionato di II Divisione e dove ho giuocato tutte le partite del Campionato. Nel '28 abbandono il Bari per passare al Lecce ed anche questo anno ho la soddisfazione di vedere questa squadra vincere il Campionato di I Divisione. Al '30 poi passo al Trani che la fine del Campionato vede al quarto posto nella classifica generale.»

Questa dunque la carriera di Ferenc da giocatore: al suo racconto vi è da aggiungere l'esperienza alla Torres, immediatamente successiva all'intervista sopra citata (condotta appunto sul treno che portava Ferenc da Terranova a Sassari). Alla Torres Plemich vive la sua ultima stagione da giocatore: già al Trani, infatti, interpretava la doppia funzione di allenatore-giocatore, coadiuvando i dirigenti della squadra nella scelta degli elementi da schierare in campo volta per volta; e alla Torres scenderà in campo ancora una volta, ormai già più «trainer» che «footballer». Plemich divenne un affermato allenatore, guidando con particolare cura le squadre del Meridione, zona d'Italia in cui visse per buona parte della sua carriera calcistica (specialmente in Puglia), con alcuni rientri a Trieste, nella Ponziana. Tornato definitivamente a Trieste, vi morì nel 1989.

Rudolf è di 2 anni più giovane del fratello, nasce a Budapest nel 1901 e inizia a giocare a Monfalcone, città in cui vive poiché il fratello Ferenc gioca nella Monfalconese. E dal fratello prende la passione per il calcio, che lo porta a debuttare, giovanissimo, nella stagione 1923-24, disputata in II Divisione. Rudolf si afferma presto come abile mediano, giocando sia come «half» destro e sinistro che come «centre-half». Dopo le due annate alla Monfalconese, in cui esprime al meglio il suo gioco, viene notato dalla Triestina, che già conosceva il... "buon sangue" dei Plemich, avendo avuto in rosa, qualche anno prima, l'abile Ferenc. I due fratelli si separano per la prima volta nel 1925-26, e per due stagioni disputano lo stesso campionato, la I Divisione: Ferenc nella Monfalconese, da attaccante; Rudolf nella Triestina, da centromediano. Nel 1926-27 in classifica ha la meglio Ferenc, che contribuisce al quinto posto del Monfalcone, seguito a ruota dalla Triestina di Rudolf, che l'anno seguente, con i suoi alabardati, conquista il terzo posto, mentre Ferenc deve accontentarsi dell'ottava piazza. E mentre Ferenc sceglie di lasciare l'area giuliana per il Sud, Rudolf rimane nella Triestina, con cui avrà la soddisfazione di giocare due campionati in massima serie. Il primo di essi è la Divisione Nazionale 1928-29, ultimo torneo a più gironi: esordisce alla prima giornata, a Milano il 30 settembre 1928, giocando da mediano sinistro. Un'emozione immensa per Rudolf, che ha modo anche di segnare un gol, circa due mesi più tardi, il 23 dicembre 1928 a Trieste contro il Prato (76º minuto). A fine stagione, Rudolf conta 11 presenze e una rete; rimane in rosa anche per il primo campionato a girone unico, la "Divisione Nazionale Serie A 1929-1930": vi gioca una sola gara, il 12 gennaio 1930 ad Alessandria, venendo impiegato come mediano destro. È la sua ultima apparizione sui campi della Serie A: nel 1930 la società giuliana lo mette in lista di trasferimento.

Le carriere dei due Plemich

Ferenc "Francesco" Plemich (I)
n. Budapest, 19.11.1899 - m. Trieste, 05.02.1989

Ruolo:
Centromediano e attaccante (centravanti/ala)

Giocatore:
1921-22 Triestina
1922-23 Triestina
1923-24 Monfalconese
1924-25 Monfalconese
1925-26 Monfalconese
1926-27 Monfalconese
1927-28 Ideale Bari 9 / 1
1928-29 Lecce 4 / 3
1929-30 Lecce 9 / 2
1930-31 Trani 8 / 0
1931-32 Torres 1 / 0

Allenatore:
1928-29 Lecce
1929-30 Lecce
1930-31 Trani
1931-32 Torres
1932-33 Torres
1933-34 Reggina
1934-35 Manfredonia
1935-36 Reggina
1936-37 Lecce
1937-38 Messina
1938-39 Pro Italia Taranto
1939-40 Ponziana
1940-41 Foggia
1941-42 Lecce
1942-43 Ponziana
1943-45 Barletta
1945-46 Lecce
1947-48 Bari
1949 Lecce
1953 Trapani

Rudolf "Rodolfo" Plemich (II)
n. Budapest, 05.10.1901 - m. Budapest, 13.03.1969

Ruolo:
Mediano e centromediano

Giocatore:
1923-24 Monfalconese
1924-25 Triestina
1925-26 Triestina
1926-27 Triestina
1927-28 Triestina
1928-29 Triestina 11 / 1
1929-30 Triestina 1 / 0

Fonti:

Per Ferenc:

- L'Agendina del calcio Barlassina, annate 1936-37 (p. 81) e 1940-41 (p. 119)
- Sintesi di Trani-Foggia, Il Littoriale, 20 dicembre 1940, p. 4.
- «Con mister Plemich da Terranova a Sassari», Il Littoriale, 22 agosto 1931, p. 4.
- Solobari.it
- Wlecce.it

Per Rudolf:

- Marco Sappino, Dizionario bibliografico enciclopedico di un secolo di calcio italiano, p. 1829.
- Tabellini della Divisione Nazionale 1928-29 e della Serie A 1929-30 pubblicati su "Il Littoriale" e "La Stampa"

Per entrambi:

- Luca Dibenedetto, El balon fiuman quando su la Tore era l'aquila, Borgomanero, Litopress, 2004.

- Narciso Zelesnich, All'ombra della Rocca tra una nave e l'altra - Storia del calcio Monfalconese in sintesi, Trieste, Zenith, 1975.

Galleria fotografica

Una delle prove dell'esistenza di due Plemich: due tabellini, pubblicati nel libro "El balon fiuman" di Luca Dibenedetto, in cui si notano due "Plemich", uno al Monfalcone e l'altro alla Triestina.


Una foto di Ferenc allenatore della Torres.
Una formazione della Monfalconese 1926-27 in una foto pubblicata nel libro di Zelesnich. Ferenc Plemich è al centro della seconda linea di giocatori, rispecchiando la sua posizione di centromediano: difatti, in questa foto i giocatori sono disposti secondo il loro ruolo (dal basso verso l'alto: terzini e portiere; mediani; attaccanti).

Una foto di Ferenc Plemich nel suo periodo a Lecce.